Le indagini forensi su fotocopia

Premessa

Argomento molto dibattuto è la perizia grafica forense su documenti in fotocopia, che è stata anche oggetto di sentenza della Corte di Cassazione, la quale nega il valore peritale grafico di una verifica eseguita su un documento non originale:

...Orbene le argomentazioni in proposito ribadite dalla ricorrente in questa sede sono fondate, posto che in effetti soltanto nel documento originale possono individuarsi quegli elementi la cui peculiarità o addirittura singolarità consente di risalire, con elevato grado di probabilità, al reale autore della sottoscrizione in relazione alla conosciuta specificità del profilo calligrafico, degli strumenti di scrittura abitualmente usati, delle stesse caratteristiche psico - fisiche del soggetto rappresentati dalla firma; non può invece che risultare inattendibile un esame grafico condotto su di una copia fotostatica, essendo questa inidonea a rendere percepibili segni grafici personalizzati ed oggettivi. (vedi al riguardo in motivazione Cass. 18.2.2000 n. 1831)...”.

Cass. civ. Sez. II, 27-01-2009, n. 1903

Questa sentenza, nella sua chiarezza, impedisce sostanzialmente che si possa fare una perizia grafica credibile su fotocopia, tanto per l’impossibilità di valutare adeguatamente gli elementi espressivi e singolarizzanti (che sono necessari per una corretta e plausibile attribuzione di omografia), quanto per l’insita e ineliminabile fonte di dubbio e insicurezza legata alla tecnica riproduttiva, che di fatto impedisce qualsiasi accertamento sulla continuità storica del documento esaminato.

La caratteristica di una riproduzione ottico-meccanica (fotocopia) comporta necessariamente la perdita di informazioni grafiche, come ad esempio il colore, la tridimensionalità, i piani di sovrapposizione ed anche eventuali tracce di alterazione sul supporto cartaceo e del mezzo scrivente. In definitiva il valore di prova di una fotocopia è pari al valore testimoniale di un “de relato”, con tutti i necessari distinguo che l’assunzione di una simile prova comporta.

La sentenza citata non elimina il valore documentale che la fotocopia assume in assenza di originale, ma invece ne limita la credibilità in fase periziale. Il perito grafico si troverà a fare “di necessità virtù”, consapevole però di tutti i limiti e le insidie che tale “oggetto sconosciuto” comporta, comparato con un documento originale di diverso valore probatorio.

Lo scopo di questa breve premessa è quello di portare a conoscenza degli interessati i principi fisici, la tecnologia e le insidie nascoste che comporta l’indagine giudiziale su un oggetto tanto diffuso quanto problematico, ignoto nella sua genesi.

Schema si funzionamento di una stampante laser B/N

Tecnologia della stampa laser

Le prime stampanti laser nacquero come derivazione dalle fotocopiatrici, messe in commercio negli anni '50 (dalla Xerox Corporation), dove l’acquisizione era realmente una fotografia, con tanto di obiettivo e fotocamera. Con gli anni '80 tale sistema fu progressivamente sostituito dalla tecnica di scansione (anche se termine “fotocopia” è rimasto).

Il suo principio di funzionamento è schematicamente illustrato nella figura sopra, e si può descrivere così:

  1. Il foglio di carta viene prelevato dal cassetto portafogli mediante rulli.
  2. L’elettrodo carica positivamente il rullo fotoconduttore.
  3. Il raggio laser, guidato dal prisma oscillante, cancella le parti che non sono soggette a scrittura e che resteranno bianche.
  4. Il rullo elettrostatico attrae le particelle di toner caricate negativamente (che non sono state cancellate dal laser).
  5. Il tracciato viene depositato sulla carta sotto il rullo di copia.
  6. Una coppia di rulli termici fonde la plastica termoindurente mescolata al toner, rendendo stabile la stampa.
  7. Un elettrodo si occupa di neutralizzare le cariche esauste per ricominciare il ciclo (turn-over).

Nella figura sotto lo schema è illustrato da un altra prospettiva, che chiarisce meglio la dinamica ciclica che porta a riprodurre un segnale digitale in una informazione stampata su carta.

Il sistema illustrato rappresenta il funzionamento di una stampante monocromatica. La funzione del laser non è quella di trascrivere il nero, è invece quella di cancellare le parti che devono restare bianche. Nelle stampanti laser a colori, il foglio subisce quattro passaggi progressivi a registro, uno per ogni colore primario, Giallo, Magenta e Ciano, oltre al Nero, fino a giungere al risultato finale. Uno dei passaggi più problematici e critici di stampanti e fotocopiatrici laser a colori è rappresentato proprio dalle imperfezioni di messa a registro, percepibili anche a occhio nudo.

Le moderne stampanti laser a colori hanno una elevata qualità di riproduzione, tanto da portare le Agenzie per la sicurezza europee e statunitensi a concordare la dotazione, in fase di progettazione e messa in commerco, di procedure di controllo che consentano la tracciabilità delle fotocopie. In questo senso un progetto molto ambizioso è quello chiamato “Steganography”, che prevede che nelle fotocopie a colori siano inserite di default delle microscopiche informazioni sotto forma di pallini gialli (invisibili all'occhio), che al microscopio forniscono il numero di serie, il modello e l’anno di costruzione.

Schema di funzionamento di una stampante laser B/N

Segni caratteristici (micropunti gialli) nella steganografia applicata alle stampanti laser a colori attraverso cui è possibile risalire alla marca ed al modello.

Mocropunti gialli in una steganografia di fotocopia a colori, falsamente interpretata come un originale.

Verifica e indagine su documenti fotocopiati

La prima indagine da svolgere in fase di accesso e di verifica ai documenti agli atti è accertarsi se il documento sia in originale o in fotocopia. Le tecnologie attive oggigiorno sono molto avanzate, e rendono queste operazioni non sempre facili da farsi, tanto che alcuni periti grafici sono incorsi in errori clamorosi, non essendo riusciti a distinguere le differenze esistenti, a volte impercettibili, che distinguono una buona fotocopia laser a colori da un originale.

Se si utilizza un buon lentino e una luce radente, e ancora meglio con un piccolo microscopio USB, si riesce in modo agevole a individuare il caratteristico brillio tipo sabbia del toner in BN, od anche l’inevitabile bordo colorato del fuori registro in presenza di fotocopie a colori nelle zone non coperte dal nero. Anche le tonalità di grigio sfumato sono rese con artifici retinati, agevolmente individuabili con ingrandimenti superiori a 10x.

Le fotocopie in bianco e nero presentano invece una serie di artifici bitonali, dovuti al molto ristretto ambito descrittivo del nero profondo (presenza di segnale) e del bianco del foglio (assenza di segnale). La generazione di questa dicotomia di segnale elimina sostanzialmente ogni informazione intermedia, trasformando la comune grafica policromatica ad una sorta di alfabeto Morse, con la relativa perdita di qualsivoglia informazione e la conseguente artefazione del segnale originale.

Ancora più complessa e imprevedibile è la trasformazioni di una fotocopia BN a causa dell'arbitrario posizionamento del punto di Soglia, scelto generalmente dalla fotocopiatrice, vale a dire del punto esatto di discrimine in cui un segnale grigio/colore diviene di un bianco assoluto o un nero assoluto, cambiando il rapporto relativo fra segni grafici (spessori, giunzioni, ripassi, sovrapposizioni, e così via) e bianco di fondo.

Altro fattore da non sottovalutare è l'assoluta impossibilità di riconoscere eventuali falsi, se creati da persone esperte in grafica digitale, per la cancellazione pressoché totale del substrato cartaceo. Le indagini riportabili alla semplice fotocopia rivestono un importante valore indiziario se condotte nel solco limitato di quelle verifiche che escludono la tridimensionalità, la spettrometria e le deduzioni neuromotorie ricostruite attraverso il tracciato, fermi restando i limiti e le cautele che il perito giudiziale deve sempre mantenere, restando ignoti i passaggi che un documento fotocopiato cancella definitivamente. La fotocopia è assimilabile ad una rappresentazione di “ombre cinesi”, dove il gioco di luci ed ombre raffigura una realtà che potrebbe rivelarsi totalmente diversa.

Il telefax, una fotocopia trasmessa via telefono, chiede una digressione a parte, per alcune sue precipue caratteristiche tecniche. La prima differenza sostanziale è nella trasmissione del segnale, che nella fotocopia avviene per linee di scansione, invece per il telefax avviene per punti di scansione. Una differenza di "scrittura del testo" importante per comprendere il motivo cui sono dovute sia la bassa risoluzione con la tipica scalettatura, sia certe curiose deformazioni in stile futurista del testo originario, rendendo sostanzialmente ogni considerazione sulla forma e sulle dimensioni di una scrittura ancora più inaffidabili per le indagini di omografia/eterografia.

Ingrandimento 20x di una firma apposta in fotocopia in cui si evidenziano i micropunti gialli della steganografia.


Immagine allegorica in cui si mostra la trasformazione che pariteticamente avviene nel passaggio dall'originale della stampa alla fotocopia.


Apparato microfotografico portatile, sincronizzato in WiFi con un flash ad alta potenza.

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